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Il Teatro di Giuseppe Valenti


Che ne è stato di Sancio Pancia dopo la morte di Don Chisciotte?
Testo e regia di Ferruccio Cainero
Locandina
(LOCANDINA)

(con Giuseppe Valenti)

Foto di scena 1
1
Foto di scena 2
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Foto di scena 3
3
Foto di scena 4
4
(FOTO DI SCENA)

Sancio Pancia sogna di trovarsi con il suo letto in un teatro e di parlare con il pubblico. Che strano sogno per un povero contadino che a teatro non c'è mai stato! Don Chisciotte direbbe che è un incantesimo del mago suo nemico... Ma il cavaliere errante è morto e Sancio, lui è un uomo concreto, non ama le avventure e le utopie. Eppure il sogno non più sognato ad occhi aperti, il sogno rinnegato e sconfitto, morto e sepolto insieme al suo tragicomico cavaliere dalla triste figura, ritorna la notte a turbare il sonno di Sancio; perché senza sogni non vive nessuno, nemmeno un povero contadino della Mancia.
Ma è Sancio che sogna il pubblico o è il pubblico che sogna Sancio? O siamo noi che sognamo che sia ancora e sempre possibile creare un mondo meraviglioso con solo un attore, un letto, poca luce, niente.......


RASSEGNA STAMPA
Il testo di Cainero è sincero ed efficace nella sua ricerca testuale nel restituirci, attraverso la parola recitata e l'incalzare alterno del ritmo, un racconto che rievochi la personalità di Don Chisciotte attraverso i deliri di Sancio-Valenti. In un lasso di tempo di circa un'ora, valenti suda, canta, si diverte mettendo a frutto un grande talento da one-man-show per passare in rassegna i capitoli descrittivi più pregnanti dell'altrui ingombrante figura attraverso un uso sapiente della personalità.
  (Giorgio Thoeni - Azione 1996)